Tempo di esposizione ed effetto mosso

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Come avrai sicuramente notato, scattare una foto non è un’azione così banale e semplice: bisogna imparare a padroneggiare la propria macchina fotografica al meglio, in modo da conoscere le sue potenzialità e imparare a massimizzare le sue potenzialità. Nel momento in cui sei pronto a scattare, vuol dire che hai tenuto conto di due parametri fondamentali: il diaframma e il tempo di esposizione. Ed è proprio su quest’ultimo che vogliamo orientare questo nostro approfondimento: quando parliamo di tempo di esposizione facciamo riferimento a quel momento che è subito successivo al click fatto con il pulsante di scatto, nel preciso momento in cui la luce raggiunge il sensore della fotocamera. Devi sapere che più si allunga il tempo in cui il sensore resta aperto e maggiore sarà la quantità di luce che lo raggiungerà: possiamo quindi dire che il tempo di esposizione è il fatto che va ad agire sull’effetto mosso dello scatto. L’esposizione viene misurata in EV ovvero la misura di esposizione e viene determinata grazie all’aiuto di un sensore che si chiama esposimetro.

esposimetro

Le macchine digitali che troviamo ad oggi sul mercato non operano più la pellicola, ma sono infatti dotate di un sensore che va a garantire lo stesso risultato che si otteneva con la fotoreazione della pellicola stessa. Il lavoro del tempo di esposizione, e anche del diaframma, è dunque quello di regolare la corretta quantità di luce necessaria per realizzare una foto corretta. Ogni volta che pensiamo di scattare una foto dovremo sempre tenere a mente il tipo di immagine che vogliamo realizzare: se ti trovi a un evento sportivo dovrai ricordarti sempre di impostare preferibilmente tempi brevi, mentre al contrario, se vuoi fotografare un panorama dovrai prima di tutto optare per l’uso di un cavalletto, e poi cercare di allungare i tempi per massimizzare la nitidezza della foto e quindi la percezione dei dettagli. Se supponiamo di trovarci di fronte a una reflex, possiamo notare che i valori presenti sul selettore permettono di regolare i tempi indicando le frazioni di secondo: se quindi leggiamo 60 sappiamo che il valore sta per 1/60 di secondo, oppure 125 indica 1/125 di secondo.

Da che cosa dipende allora l’esposizione? Sono prevalentemente tre le varianti che lo influenzano: il tempo che andiamo a determinare dal corpo della macchina; la quantità di pellicola usata e il diaframma che puoi impostare dal tuo obiettivo. Ogni volta che andrai a modificare i valori di tali aspetti vi saranno corrispondenti conseguenze sulle altre tre varianti.

COME DIRE NO ALL’EFFETTO MOSSO

Hai realizzato una foto mossa contro la tua volontà? Capita spesso agli inizi di andare a imprimere sulla pellicola un movimento che andrà a farci perdere nitidezza nello scatto, ma è possibile evitarlo utilizzando tempi di esposizione più brevi. Per evitare questo tipo di problema potrai usare un trucchetto semplice: valuta la distanza focale dell’obbiettivo che stai usando. Ciò vuol dire che se hai un obiettivo di 50 mm e una fotocamera base di 35 mm il tempo da impostare è quello che più si avvicina alla focale dell’obiettivo, e quindi parliamo di 1/60.

Va detto però che in alcuni casi non si vorrà necessariamente ricercare massima nitidezza, poiché un corretto effetto sfocato permette di dare movimento alla foto. Si parla di micromosso che consiste in un movimento lieve della foto dove vengono riconosciute delle piccole scie che circondano il soggetto protagonista della foto; un grande esempio di questa teoria è il panning, usato appositamente per riprendere i soggetti in movimento, mantenendo un perfetto dinamismo. In questo caso sarà proprio il nostro soggetto ad apparire nitido e a fuoco, mentre tutto ciò che lo circonda ci darà una percezione di continuità.

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